odore di pesca. dove mi porta?
come faccio a sbloccare ogni lucchetto con il suono e a chiudere ogni cassetto con l'indifferenza?
e l'odore di pesca. l'odore di pesca mi porta in un posto che io ho cancellato.
e ora vago qua dentro senza capire dove sono, senza vedere i mostri che ho nascosto con cura in un giro di chiave.
ora vorrei scrivere di cose piccole.
di mani, di occhi, di sigarette.
di abbracci, di unghie.
di erba.
di gioco, di torte.
di voci.
di parole.
di dialetti.
vorrei scrivere di quell'unica tra tante. frase che mi porto dietro in un mondo che vivo tra le dita, sui tasti, nella mente.
di come mi sia rimasta attaccata, come la favola del corvo, e martelli gli occhi che la leggono con ansia di essere capita. di essere impressa per sempre.
e lo è. da sempre.
seppure ho piegato in sacchi invernali la voce che la cantava, allo scendere della prima neve.
vorrei parlare ancora dello stesso treno del cazzo.
delle stesse cazzo di cose.
delle stesse maledette stronzate importanti che mi svegliano per un attimo da tutto questo sigillare ed incartare.
vorrei scrivere. saprei farlo bene.
ma non ne ho voglia.
preferisco guardare lune blu rabbrividendo mentre sotto i denti tengo il cuore di un'aragosta viva. non andare mai a capo e disintossicarmi strizzando le mie braccia. sbattere tavole della legge sul cesso e contare i pezzi in cui si rompono. usare la parola selvaggio più volte che posso. sputare per terra e schiaffeggiare visi distanti. chiudere gli occhi e mandare a cagare la mia migliore vita appiattita contro il muro di quella villa, mentre penso alla potenza che avrebbero le mani, gli occhi, le unghie, le sigarette, gli sguardi, l'erba, le urla.
le voci.
le parole.
i dialetti.
se solo fossero descritti da me.
ma non ne ho voglia.
e sniffo pesche serrate in qualche stanza buia del mio vaffanculo.
martedì 10 luglio 2007
martedì 15 maggio 2007
allāhu akbar!
lui echeggia dappertutto come le preghiere orientali
ruota intorno a questi mondi come i ballerini delle danze sufi
la sua larga gonna bianca è cielo e terra
ruota del fato e volta stellata.
visita i sogni e gli occhi disillusi, si infila nelle narici come un vento caldo
e viene da città bianche, da archi smeraldo e immensi, da profumi speziati e dolci al miele.
allāhu akbar!
sembra come quando il paese era vuoto
il giardino silenzioso si immergeva nel sole alto, cocente, delle prime ore del pomeriggio.
un solo grido, ripetuto di casa in casa, di stanza in stanza.
di famiglia in famiglia.
ašhadu an lā ilāh illā allāh!
e gli odori, sì, erano ben diversi,
ma lo stare fuori quando tutti erano in quel mistico ritrovo, credo fosse lo stesso.
ašhadu anna muhammadan rasul allāh!
osservavo le finestre pallide e luminose
accecare il mio sguardo malizioso e cuocere i miei capelli scuriti
ci avrei scommesso che quel grido l'avrei potuto sentire.
lontano.
proveniente dalle terre a sud.
hayya alā al-salāt!
hayya alā l-falāh!
hayya alā l-falāh!
il richiamo che echeggia dappertutto, che arriva alle donne velate dagli occhi dipinti, agli uomini prostrati a levarsi le scarpe, un ripetersi dello stesso canto ancora e ancora
fino a che tutti non lo avevano tra le labbra e nella gola.
allāhu akbar! allāhu akbar!
lā ilāh illā allāh!
lā ilāh illā allāh!
il richiamo che echeggia.
lo sento di nuovo, così forte da cullare il mio sonno come se fossi ubriaca in discoteca.
è lui quel richiamo. parte di quel richiamo. parte da quel richiamo.
la memoria si abbandona ad ogni violenza
e sotto sedativo
apre le gambe
e si lascia stuprare con un sorriso.
« allāhu akbar! allāhu akbar!
ašhadu an lā ilāh illā allāh!
ašhadu anna muhammadan rasul allāh!
hayya alā al-salāt!
hayya alā l-falāh!
allāhu akbar! allāhu akbar!
lā ilāh illā allāh! »
ašhadu an lā ilāh illā allāh!
ašhadu anna muhammadan rasul allāh!
hayya alā al-salāt!
hayya alā l-falāh!
allāhu akbar! allāhu akbar!
lā ilāh illā allāh! »
giovedì 3 maggio 2007
take me disappearin' through the smoke rings of my mind
down the foggy ruins of time, far past the frozen leaves
the haunted, frightened trees, out to the windy beach
far from the twisted reach of crazy sorrow
to dance beneath the diamond sky with one hand waving free
silhouetted by the sea, circled by the circus sands
with all memory and fate driven deep beneath the waves
21
E' forse divertente coincidenza che proprio a questa piccola soglia mi sia fermata, prima di varcare, a chiedere consiglio.
E i minuscoli oracoli del presente odierno mi hanno risposto con parole sagge, incredibilmente sagge.
La verità è dentro di tutti, questo mi diceva la pioggia.
E nella ricorrenza non trovo motivo di tirare somme.
Ho indagato il mio ennesimo tentativo di ascesi nella quotidianità, trovandolo tutto sommato degno di nota, di scusa, di interesse, di merito.
E forse ho realizzato la cosa migliore: la pace di questo cambiamento formale.
Ho gli occhi aperti sulla stessa finestra di mondo grande, aperti ed enormi. Sento lo stesso cielo scendere su tutti noi, in un abbraccio di empatia costante.
Le antenne si elevano oltre ogni condensa, percependo i suoni di battiti lontani. I sogni si risvegliano sfregandosi gli occhi come sirene circondate dalla luce, e troneggio da questa torre bianca sulla vita, ancora così circoscritta nella bolla opaca dell'esperienza.
E anche alba e tramonto perdono piano piano ogni senso, ogni ombra negativa mentre si alternano sul mio petto.
Invincibile è chi invincibile si sente.
Sorrido al riflesso, gli stringo la mano. Una pacca sulla sua spalla di vetro, di quelle che fanno ridere noi, di quelle che non vorremmo mai ricevere.
E gli auguro un buon compleanno.
» I slowly yield the light
dancing through the night above their beds
throw the shutters out agaist the wall «
and from an ivory tower hears her call
« let light surround you »
domenica 29 aprile 2007
it's a lot
it's a lot
ogni cosa tende al suo naturale utilizzo.
se hanno creato le cose c'è una ragione, e va rispettata.
o almeno di solito è così.
di solito ci fanno credere che le cose stanno così.
a fanculo gli artisti no global che fanno le statue di lattine
e quelli che suonano i tamburi di pentole e riproducono il partenone con le forchette di plastica
ogni cosa, la vedi, ha uno scopo.
e tanto basta, finiamola con la creatività.
ora guardami, e fai quello che ti viene in mente.
fai di me quello che sono destinata ad essere.
e il pensiero comune si scontra con il senso comune
e l'istinto comune si scontra con la realtà comune.
la risposta è sbagliata.
la verità è che mi state tutti sul cazzo, che facciate giusto o no.
la verità è che mi contraddico nel momento in cui i miei più segreti impulsi sono specchio di rivelazioni psicoanalizzabili come grosse stronzate a proposito di me.
lasciatemi tendere alla verità.
la verità è bellezza,
e io sono una gran figa.
it's a lot
it's a lot
like life
like life
we call it: master and servant
ogni cosa tende al suo naturale utilizzo.
se hanno creato le cose c'è una ragione, e va rispettata.
o almeno di solito è così.
di solito ci fanno credere che le cose stanno così.
a fanculo gli artisti no global che fanno le statue di lattine
e quelli che suonano i tamburi di pentole e riproducono il partenone con le forchette di plastica
ogni cosa, la vedi, ha uno scopo.
e tanto basta, finiamola con la creatività.
ora guardami, e fai quello che ti viene in mente.
fai di me quello che sono destinata ad essere.
e il pensiero comune si scontra con il senso comune
e l'istinto comune si scontra con la realtà comune.
la risposta è sbagliata.
la verità è che mi state tutti sul cazzo, che facciate giusto o no.
la verità è che mi contraddico nel momento in cui i miei più segreti impulsi sono specchio di rivelazioni psicoanalizzabili come grosse stronzate a proposito di me.
lasciatemi tendere alla verità.
la verità è bellezza,
e io sono una gran figa.
with you on top and me underneath
forget all about equality
let's play master and servant!
it's a lot
like life.
forget all about equality
let's play master and servant!
it's a lot
like life.
martedì 3 aprile 2007
ho vinto contro il tempo e contro la memoria
ora ho le mani piene, piene, piene di oggetti
ho la mente piena, piena di ricordi
ho foto, filmati, immagini, video
ho sensazioni, sapori, esperienze tattili, odori.
ho i suoni, sopratutto i suoni
ho una nota bassa e calda che scuote i polmoni
che scende sul cuore come melassa
ho il sale sulle guance
la seta sul viso
la leggerezza nelle mani
la forza tra le dita.
ho il sole negli occhi
ho la luna tra le sopracciglia e l'anima
ho il sorriso che si piega, come un albero, solo da un lato
ho il silenzio carico delle pause vitali.
ho i gesti e ogni disegno tracciato nell'aria.
ho l'attesa
ho l'arrivo
ho la partenza
ho le abilità, il caffè, le storie.
ho il metallo che schiocca e la fiamma che si accende
ho i sogni
ho l'imbarazzo puerile e la spavalderia degli adulti
ho gli auguri, le promesse non fatte.
ho le speranze tradite
ho le speranze alimentate.
ho altre speranze che scendevano dal cielo.
ho vinto tutto questo.
ma ora, cosa ne faccio?
non è stato un gesto saggio
eppure
lo rifarei.
ora ho le mani piene, piene, piene di oggetti
ho la mente piena, piena di ricordi
ho foto, filmati, immagini, video
ho sensazioni, sapori, esperienze tattili, odori.
ho i suoni, sopratutto i suoni
ho una nota bassa e calda che scuote i polmoni
che scende sul cuore come melassa
ho il sale sulle guance
la seta sul viso
la leggerezza nelle mani
la forza tra le dita.
ho il sole negli occhi
ho la luna tra le sopracciglia e l'anima
ho il sorriso che si piega, come un albero, solo da un lato
ho il silenzio carico delle pause vitali.
ho i gesti e ogni disegno tracciato nell'aria.
ho l'attesa
ho l'arrivo
ho la partenza
ho le abilità, il caffè, le storie.
ho il metallo che schiocca e la fiamma che si accende
ho i sogni
ho l'imbarazzo puerile e la spavalderia degli adulti
ho gli auguri, le promesse non fatte.
ho le speranze tradite
ho le speranze alimentate.
ho altre speranze che scendevano dal cielo.
ho vinto tutto questo.
ma ora, cosa ne faccio?
non è stato un gesto saggio
eppure
lo rifarei.
so be . be mine .
venerdì 30 marzo 2007
Ne sento ancora la mancanza.
è come un filo di me che viene strappato dal centro del mio cuore.
una vena tirata via, come farebbe l'incubo.
Non credo di ricordare abbastanza
eppure quell'ala piumata
nera, che mi sfiora il viso
la sento ogni notte di nuovo.
Perdo il senso delle parole
immersa in un mondo a metà
le mie mani si muovono in fretta
per creare nuove strutture
Solo per non osservare
il buio, immenso, buco
lasciato al posto di quella alta cattedrale.
Solo per non pensare
che non avrò le stelle che ho contato fin ora.
Respiro a fondo l'anima del mondo
monossido del mio respiro
odore di tempo stagnante
sulla saliva che ho tra le labbra.
I versi scivolano
senza richiesta
E chiudo la mente
dietro a un disegno.
è come un filo di me che viene strappato dal centro del mio cuore.
una vena tirata via, come farebbe l'incubo.
Non credo di ricordare abbastanza
eppure quell'ala piumata
nera, che mi sfiora il viso
la sento ogni notte di nuovo.
Perdo il senso delle parole
immersa in un mondo a metà
le mie mani si muovono in fretta
per creare nuove strutture
Solo per non osservare
il buio, immenso, buco
lasciato al posto di quella alta cattedrale.
Solo per non pensare
che non avrò le stelle che ho contato fin ora.
Respiro a fondo l'anima del mondo
monossido del mio respiro
odore di tempo stagnante
sulla saliva che ho tra le labbra.
I versi scivolano
senza richiesta
E chiudo la mente
dietro a un disegno.
« And I cry, to the alleyway
Confess all to the rain »
Confess all to the rain »
domenica 25 marzo 2007
Cerco di lasciare spazio al tempo, e di lasciare al tempo lo spazio di agire.
Credo di aver avuto cosa desideravo, ed ora non resta che tagliare.
Come in un film.
Tagliare.
Per quanto faccia finta di nulla, anche questa volta qualcosa ho sbagliato. Ed è giusto che nessun'altro ne paghi, a parole è molto giusto.
Avverto i miei passi muti, come ovattati dal terreno morbido sul quale cammino. Tra le mani le manciate di sabbia prese, da queste dune, scorrono verso terra alzando al mio passaggio la polvere gialla della memoria. Davanti agli occhi ho dei monti. Una catena di monti che disegnano un profilo umano. Di uomo che dorme.
So che alla prossima alba tutto cambierà, le montagne si muoveranno e il deserto porterà il mio cammino dritto a curvarsi, senza che me ne accorga, verso un'altra visione di meta. Un miraggio di arrivo.
Guardo quel profilo di roccia cambiare, e so che posso piangere o diventare roccia.
Ho provato a piangere, ed è tempo di essere roccia.
Non doveva finire così. Il vento mi scherza intorno confondendomi i pensieri.
Fantasmi seminati sulle scale, in casa.
Ricordi distorti, pezzi di puzzle diversi che si incastrano tra loro.
Respirerò la pressione bassa di questi giorni, così a fondo da farmi girare la testa.
Un terzo Aperol, un terzo prosecco, un terzo acqua tonica.
Credo di aver avuto cosa desideravo, ed ora non resta che tagliare.
Come in un film.
Tagliare.
Per quanto faccia finta di nulla, anche questa volta qualcosa ho sbagliato. Ed è giusto che nessun'altro ne paghi, a parole è molto giusto.
Avverto i miei passi muti, come ovattati dal terreno morbido sul quale cammino. Tra le mani le manciate di sabbia prese, da queste dune, scorrono verso terra alzando al mio passaggio la polvere gialla della memoria. Davanti agli occhi ho dei monti. Una catena di monti che disegnano un profilo umano. Di uomo che dorme.
So che alla prossima alba tutto cambierà, le montagne si muoveranno e il deserto porterà il mio cammino dritto a curvarsi, senza che me ne accorga, verso un'altra visione di meta. Un miraggio di arrivo.
Guardo quel profilo di roccia cambiare, e so che posso piangere o diventare roccia.
Ho provato a piangere, ed è tempo di essere roccia.
Non doveva finire così. Il vento mi scherza intorno confondendomi i pensieri.
Fantasmi seminati sulle scale, in casa.
Ricordi distorti, pezzi di puzzle diversi che si incastrano tra loro.
Respirerò la pressione bassa di questi giorni, così a fondo da farmi girare la testa.
Un terzo Aperol, un terzo prosecco, un terzo acqua tonica.
There are no mistakes in life.
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